Canale turismo » Cosa vedere » Santuario di Montallegro » La storia del Santuario di Montallegro
La storia del Santuario di Montallegro

 

 

La documentazione contenuta in questa sezione è tratta dal libro "EX VOTO A MONTALLEGRO" edito dal Comune di Rapallo e scritto da M.Angela Bacigalupo, Pier Luigi Benatti ed Emilio Carta.


Fulgida perla incastonata nel verde diadema delle colline che adorna Rapallo, il Santuario di N.S. di Montallegro rappresenta uno dei luoghi di culto mariano più famosi e frequentati fra i tanti che, come un rosario rivolto alla Madonna, sgrana questa nostra terra di Liguria.
Oltre quattro secoli sono ormai trascorsi dall'erezione del Santuario e tuttavia resta vivissima e fresca nei particolari la memoria della sua straordinaria origine.

L'apparizione
Un pomeriggio assolato, sospeso nel silenzio, agli inizi di un luglio ormai lontano nel tempo, su uno dei rilievi che racchiudono la baia di Rapallo. Il muro sbrecciato d'un fortilizio caduto in rovina e conquistato inesorabilmente dall'edera che ne ha fatto un riparo inserito nel verde rigoglioso. Un contadino affaticato che s'adagia nell'ombra ristoratrice dopo il lungo cammino prima di riprender l'erta per valicare il colle e raggiungere il proprio casolare. Ecco composta l'essenziale scena che prelude ad uno di quegli avvenimenti che misteriosamente sconfinano nell'eccezionalità propria del soprannaturale.
E' il venerdi 2 luglio 1557 e, sulle balze di Ponzema, nel sestiere di Borzoli, entro la vasta proprietà boschiva dell'agiata famiglia Della Torre, la SS.ma Vergine così appare al colono Giovanni Chichizola di Canevale perché sia presso i rapallesi testimone di un dono, messaggero d'una promessa, latore d'una precisa richiesta.
Maria, con la sua misteriosa visita, chiede d'essere venerata sul monte ed assicura la propria materna predilezione per il popolo che abita quest'angolo del Tigullio, lasciando a conferma un'icona bizantina preziosa.
E' un evento straordinario, sconvolgente: come uno squarcio azzurro di speranza che viene a spezzare il grigio ed opprimente orizzonte storico.
Il borgo rapallese, infatti, reca ancora aperte le ferite lasciate otto anni prima dal tragico assalto dei pirati islamici di Dragut e molte sono le famiglie nel lutto, nella sopravvenuta indigenza od in struggente attesa di congiunti strappati schiavi ad Algeri.
Se a Genova il governo autoritario e pragmatico di Andrea Doria ha spento nel sangue l'opposizione interna dei Fieschi, esso non ha però debellato in periferia le trame dei loro affiliati, così come non ha posto al riparo dalla lotta con cui, per mare e per terra, l'indomito Francesco I di Francia tenta di opporsi allo strapotere della Spagna di Carlo V, che ha esteso la sua influenza anche in Liguria.
Rapallo conta poco più di 1.300 abitanti, dediti alle varie forme di artigianato, ad un modesto commercio, alla pesca e alle attività proprie d'una avara agricoltura, mentre la locale podesteria spazia da Portofino a Zoagli per abbracciare anche la retrostante appartata Fontanabuona, ove banditi e violenti restano spesso impuniti.
E se sono sempre incombenti le spaventose epidemie così come la ricorrente carestia, non v'è serenità neppure nell'ambito religioso poiché la penetrazione luterana, tramite taluni irrequieti padri agostiniani, ha lambito con le sue idee contestatrici persino le nostre contrade.
Un quadro dalle tinte fosche, dunque, nel quale, come dicevamo, viene improvvisamente ad inserirsi un fatto prodigioso destinato ad influenzare profondamente la storia stessa di Rapallo, animandola e motivandola.
L'eco dell'apparizione è clamorosa.
A poche ore dal fatto, accorrono il clero ed i maggiorenti con grande folla per ammirare il piccolo dipinto posato sulla roccia ove la Madonna ha sostato e da cui è scaturita una vivida sorgente.
Abbandonati alcuni inefficaci tentativi di portare l'immagine in paese, ci si determina, aderendo al desiderio esternato dalla Vergine, ad approntare sul posto una prima capannuccia di rami e poi un ricovero di tavole. Il monte diviene cosi ben presto luogo privilegiato di preghiera, di grazie, segnato da fatti miracolosi, da inspiegabili guarigioni, fonte perenne di speranza e di serenità.
La venerazione per la sacra immagine cresce con estrema rapidità e si diffonde ben oltre il genovesato, sicché pellegrini provenienti da ogni dove salgono al luogo dell'Apparizione.
L'arcivescovo di Genova Gerolamo Sauli incarica, di conseguenza, il proprio vicario Egidio Falceta di condurre un'accurata indagine, ascoltando testimonianze dirette e verificando la verità dei fatti.
Ne scaturiscono due decreti, recanti entrambi la data del 6 agosto 1558, che riconoscono la straordinarietà dell'avvenimento, la ricchezza di grazie profuse su questo monte, mentre approvano il culto e indicano l'esigenza di costruire al più presto una chiesa che accolga il taumaturgico Quadretto ed un ospizio per l'assistenza religiosa ai fedeli.
La minuscola icona. oggetto di particolarissima devozione, misura cm. 18x15 e raffigura il Transito di Maria SS.ma che l'ignoto autore ha misticamente dipinto su di una tavoletta di legno con colori vivissimi, riempiendo il ridottissimo spazio con 18 figure fra le quali risalta il corpo adagiato della Vergine sormontato dalla Trinità divina. Alle lettere greche "HP OY". che identificano la Madre di Dio, è affidata poi la funzione didascalica d'indicare la trionfale assunzione di Maria al cielo.
Il Quadretto, col luglio 1559, passa dal precario ricovero iniziale all'altare della nuova chiesa eretta in modo da incorporare il luogo stesso dell'Apparizione.

La costruzione del Santuario

I lavori, febbrilmente avviati, superando le intuibili difficoltà di trasporto dei materiali, sono rapidamente conclusi sotto la direzione del maestro comacino Tommasino Lagomaggiore ed il nuovo tempio, con la sua navata unica, reca in facciata la scritta "Adoramibus in loco ubi steterunt pedes Ejus"", inserita sopra la porta d'accesso.
All'interno le pareti accoglieranno ben presto le prime testimonianze di grazie elargite dalla Madonna e, fra queste, ancor oggi identificabile, la lamina argentea del capitano Nicola Allegretti di Ragusa (l'odierna Dubrovnik in Jugoslavia) che, scampato al naufragio nel mare delle Cinqueterre, qui si portò pellegrino il 26 dicembre 1574 (tav. I).
Dalla sua visita scaturì il tentativo di recupero dell'Icona da parte della comunità dalmata, che ne protestò un precedente possesso, ma la restituzione, pur sentenziata dal Senato genovese al termine d'una vertenza legale, non potè perfezionarsi a seguito del misterioso stupefacente rientro del Quadretto sul colle che, di li a poco, si inizierà a denominare "Monte Allegro" per la letizia che di lassù s'andava diffondendo a motivo di tanti prodigi.
Ancor prima della chiesa, intanto, era stato realizzato l'ospizio per i pellegrini e per il clero incaricato della custodia e del servizio al tempio, attribuito alla Parrocchia di Rapallo con decreto arcivescovile 8 marzo 1589 che poneva termine a talune pretese della parrocchia di S. Maurizio di Monti.
Va anche ricordato, per inciso, che il pontefice Gregorio XIII nel 1572 aveva unito al Santuario il vetusto monastero di Valle Christi del quale, quattro anni prima, era stata decretata la soppressione.
Di questo iniziale operoso slancio religioso deve considerarsi frutto anche il primo tracciato del sentiero in ciottolato che, con un percorso di quasi quattro chilometri, da Rapallo per San Bartolomeo sale ai seicento metri del Santuario.
Impossibile qui ricordare tutte le modifiche, i completamenti e gli abbellimenti che il Santuario ha ricevuto nel corso dei secoli e che, sovrapponendosi, lo hanno portato all'attuale splendore. Già nel 1640 si attuò un primo ampliamento della chiesa, cui fece seguito la realizzazione di altari laterali che poterono accogliere preziose tele di Luca Cambiaso (Annunciazione), di Nicola Carlone (Visitazione e Addolorata) ed il crocifisso scolpito in marmo bianco dal camogliese Francesco Schiaffino.
Il Quadretto, fulcro di tanta devozione, venne collocato sull'altare originario entro un argenteo padiglione dalle linee barocche donato nel 1743 dal nobile Tomaso Noce, mentre nel 1772 si apriva una nuova più ampia foresteria. Sotto la direzione dell'architetto chiavarese Descalzo, nel 1867 si rinnova l'interno della chiesa con nuove lesene, capitelli e stucchi opera dello svizzero Pietro Delucchi.
Il concittadino Francesco Boero realizza nella volta quattro luminosi affreschi riproducenti fatti salienti legati all'Icona miracolosa, mentre alla maestria di Nicolò Barabino è affidato l'incarico di dipingere la scena dell'Apparizione nel catino dell'abside.
Ne deriverà un affresco di vasto respiro, con colori vivissimi, quasi audaci per l'epoca, dove la Madonna sorridente domina sul cielo pastellato. A fianco, per esaltarne le virtù, l'artista effigia in modo raffinato le figure di Ester e Giuditta.
Il tempio, che misura metri 25x11, assume un'atmosfera d'intenso misticismo e di profonda spiritualità che è rimasta inalterata.
Assieme alla nuova scalinata in pietra, il 21 giugno 1896 veniva poi inaugurata la bella facciata disegnata dall'arch. Luigi Rovelli che con i marmi, le guglie, i fregi e gli archetti esaltava lo stile gotico lombardo.
Lo stesso Rovelli in precedenza, nel 1882, aveva realizzato, inglobando l'ancona preesistente, il nuovo altar maggiore dono assieme al pulpito in marmi policromi, di Giambattista Merello di Zoagli, mentre nel 1907 progetterà il campanile cuspidato,
che s'innalza per trenta metri sul piazzale e che, dal 1946, accoglie otto campane.
Anche nel nostro secolo non sono mancate opere imponenti.
Basti ricordare il nuovo organo realizzato nel 1907 dalla ditta Inzoli di Crema, la vetrata policroma riproducente la Madonna del Murillo nel finestrone centrale e le altre laterali sistemate negli anni 1937-38, la "Via Crucis" in ceramica che dal Santuario sale al Monte Rosa del 1941, la Casa del Pellegrino inaugurata nel 1948 e, per concludere, la recentissima nuova scalinata d'accesso al piazzale ed il sottostante salone rifugio terminati nel 1982.
E' un compendio di opere esaltante che ha avuto, come quelle che verranno anche in futuro, l'obiettivo primario di dare risalto, pari alla sua importanza religiosa, a questo nostro Santuario eretto in Basilica minore con decreto 5 agosto 1942 da Pio XII. Il modo, quindi, per corrispondere al sorriso col quale Maria dal Montallegro ha guardato e guarda Rapallo con tanto amore.

La devozione dei rapallesi
Il privilegio che con la sua visita la Madonna aveva voluto riservare ai rapallesi determinò in essi sentimenti di profondissima gratitudine e, al di là delle singole testimonianze, della preghiera personale e del rapporto filiale di ciascuno, la comunità intera, l'autorità civile, pur nei suoi mutanti organi istituzionali, come vedremo, assunse costantemente iniziative e deliberò provvedimenti che, nel volgere del tempo, hanno indissolubilmente unito la città alla Vergine del Monte Allegro, alla "nostra" Madonna.
La data dell'Apparizione ogni anno venne subito festeggiata con l'incendio di scoppiettanti falò sulle piazze del borgo e fuochi nelle "ville", cui si aggiunsero successivamente le salve di "mascoli", preludio di quei fantasmagorici spettacoli artificiali che gradatamente giungeranno sino all'odierna imponenza.
L'Icona di Montallegro verrà ben presto riprodotta sull'arco delle porte della città, mentre, all'esterno delle case, sorgeranno edicole ed altarini dedicati alla Madonna e si dipingeranno sue immagini.
Anche il vessillo, che s'innalzava sul castello al mare, recherà ora assieme alla croce di Genova l'effige della Protettrice dei Rapallesi così come le bandiere dei sestieri e quelle inalberate delle imbarcazioni del golfo.
Non sorprende, pertanto, che il Senato genovese abbia aderito il 13 marzo 1642 alla richiesta di intitolare a "Santa Maria del Monte Allegro di Rapallo" la nuova galea, per la flotta della Superba, finanziata dalle popolazioni del Capitaneato rapallese.
Nel 1688, a Piacenza, lo scultore Antonio Floradi esegue l'incisione nel rame del disegno del Quadretto che, riprodotto per la prima volta a stampa, entrerà rapidamente nelle case d'ogni famiglia ed avrà diffusione devozionale ampissima.

La peste ed il voto
Sarà poi la comunità intera ad allacciare con la Vergine di Montallegro un preciso vincolo perpetuo allorché, avendo superato indenni i terribili ripetuti attacchi della peste imperversante, il 29 maggio 1657 il nostro Comune delibererà ufficialmente il voto di salire processionalmente al Santuario ogni anno per testimoniare, con la preghiera e l'offerta di cento lire genovesi, la gratitudine imperitura alla Madonna.
La promessa venne adempiuta per la prima volta l'anno seguente e poi, senza interruzioni, fedelmente sino ai nostri giorni come testimoniano gli atti notarili in ciascuna circostanza redatti. Sarà questa anche l'occasione per presentare un ex voto in argento (tav. II).

Patrona del Capitaneato
Altro significativo gesto d'amore e di filiale ossequio alla Vergine è quello che, a distanza di due secoli e mezzo, ci apprestiamo a commemorare anche con la presente pubblicazione: l'elezione plebiscitaria della Madonna di Montallegro a Patrona di Rapallo e del suo Capitaneato decretata dalla Sacra Congregazione dei riti in Roma il 31 gennaio 1739.
I componenti la Magnifica Comunità di Rapallo, congregati il 6 ottobre, avevano affermato: "Non sapendo noi come meglio dimostrarsi a tutto il mondo grati verso la nostra Celeste Protettrice e per maggiormente impegnarla e per l'avvenire a proteggerci, ci siamo qui radunati per determinarsi d'eleggere e dichiarare in principale Patrona nostra e del nostro territorio la Beata Vergine Madre del Vero Dio sotto titolo di Nostra Signora del Monte Allegro. """
Era questo l'atto iniziale cui sarebbe seguita la convocazione, al suono della campana, delle popolazioni del Capitaneato presso le diverse chiese parrocchiali per le relative votazioni che si svolgeranno nei due anni successivi.
Tranne le defezioni di Santa Margherita centro, di Portofino e d'Oltremonte, rispettivamente motivate col patrocinio che Maria già aveva sui dominii della Serenissima Repubblica, con le difficoltà d'una significativa presenza per gli impegni della pesca o con il serpeggiante timore di spese aggiuntive, si tennero ben quindici adunanze: SS. Gervasio e Protasio Rapallo, S. Martino di Zoagli, S. Ambrogio della Costa, S. Giovanni Battista di Semorile, S. Giacomo di Corte, S. Pietro di Novella, S. Michele di Pagana, S. Maurizio di Monti, S. Andrea di Foggia, S. Martino di Noceto, Santa Maria del Campo, S. Quirico d'Assereto, San Massimo, S. Pietro di Rovereto, San Siro.
Complessivamente 1.922 capifamiglia, nel segreto, si espressero favorevolmente, mentre soltanto 6 furono i voti contrari.
Si affiancò unanime l'assenso del clero rapallese e delle comunità religiose di S. Agostino, San Francesco, Santa Chiara in Rapallo e dei Cappuccini di Santa Margherita.
Trasmesso all'arcivescovo di Genova Fra Nicolò Maria DeFranchi, il decreto della Sacra Congregazione viene reso pubblico nella chiesa parrocchiale di Rapallo ed affisso in copia alla porta principale del tempio il 14 giugno 1739 dall'arciprete Paolo Vignolo ed il 21 seguente, nell'esultanza generale, si svolge il pellegrinaggio al monte per il ringraziamento, presenti il clero, le autorità civili ed un'enorme folla di fedeli.
Una lapide veniva apposta all'interno del Santuario a memoria di questa eccezionale giornata che esaltava il Patronato di Maria sulle nostre popolazioni e che, all'inizio del "Te Deum", aveva ricevuto il saluto festoso di tutte le campane dalle diverse borgate, nel fragore di innumerevoli mortaretti.
Alla propria Patrona, sempre in forma ufficiale, la nostra Municipalità recherà poi al Santuario, nel settembre del 1747, una lamina in argento sbalzato (tav. IV) essendo Rapallo passata senza alcun danno attraverso le drammatiche vicende belliche conseguenti all'invasione delle armate austro-piemontesi, dilaganti nella riviera dopo aver posto l'assedio a Genova con l'appoggio della flotta inglese.

Nostra Signora di Montallegro Regina
Vent'anni dopo, il 27 luglio 1767, sul Monte Allegro si svolgerà un nuovo avvenimento di eccezionale rilievo e da tempo atteso dai rapallesi.
Mons. Andrea Doria, delegato del Capitolo di S. Pietro in Roma, presenti tutti i componenti della nostra Magnifica Comunità, il clero al completo ed il popolo che gremisce all'inverosimile il tempio, pone un prezioso serto d'oro alla sommità dell'Icona della Madonna, incoronandola regina.
Nella circostanza il Pontefice Clemente XIII concede particolari indulgenze ai pellegrini che salgono a questo Santuario, che viene altresì aggregato alla Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.
Un altro salto di settant'anni consente di registrare la deliberazione 22 agosto 1835, presa dal Consiglio Comunale nelle forme burocratiche proprie, onde invocare dalla Vergine del Montallegro particolare protezione poiché il micidiale "cholera morbus" ha investito in modo ricorrente anche la Liguria.
Su proposta del sindaco Francesco Maria Pino della Cella, si stabilisce l'indizione di un solenne triduo al Santuario e si decide di testimoniare la gratitudine della città con un'altra tavola in argento, del valore non inferiore a quella recata nel 1657 allorché imperversava la peste (tav. II). Si stanzia inoltre il contributo di cinquemila nuove lire piemontesi per il rifacimento della facciata del Santuario.
Rapallo, aggrappandosi ancora una volta a Maria come ad una madre amorevole e potente, è salva ed il 23 maggio 1836, in forma ufficiale, il sindaco, le autorità cittadine, il clero ed una folla che l'atto steso nella circostanza dal notaio Michele Norero valuta di cinquemila persone, consegna al Santuario, per l'apposizione presso l'altare maggiore, la riproduzione in argento del disegno del paese fatto dal pittore Tomaso Castello (tav. XII).
Trascorre un anno, ed ecco assunta dal Consiglio Comunale il 16 marzo 1837 la decisione di offrire una seconda tabella argentea a conferma della costante assistenza della Vergine di Montallegro, che ha scongiurato i rischi per la ripresa del colera, non ancora totalmente debellato nel genovesato.
L'omaggio questa volta riproduce, come si andrà ad illustrare, lo stemma della città ed il Quadretto miracoloso, e verrà portato processionalmente, sempre in forma ufficiale, il 5 luglio 1837 in occasione dello scioglimento annuale del voto della comunità, come verbalizzato in apposito atto notarile.

Il Novecento
E siamo cosi giunti alle soglie del nostro secolo.
Per ragioni di brevità non ci è possibile qui ricordare i numerosissimi atti deliberativi della nostra civica Amministrazione che vengono assunti in drammatici frangenti o nella fausta ricorrenza di anniversari legati alla storia gloriosa del Santuario.
E' una fitta trama intessuta di rapporti che l'invocazione, la speranza e la gratitudine annodano e che non si è assottigliata neppure col sopravvenire di tempi spesso denuncianti un certo affievolimento del fervore religioso.
All'altare della Vergine di Montallegro, eletta compatrona della nuova Diocesi di Chiavari creata nel 1892, salgono, il 29 maggio 1919, il sindaco avv. Lorenzo Ricci con la giunta municipale, l'arciprete di Rapallo Cesare Boccoleri ed il clero del Vicariato, un numeroso stuolo di reduci con rappresentanze militari per offrire, in mezzo ad un mare di folla commossa, una targa bronzea che intende esprimere la gioia e la gratitudine per la pace a così alto prezzo recuperata al termine della spaventosa prima guerra mondiale.
Vi sono poi da ricordare le opere imponenti impostate e realizzate dall'Amministrazione comunale che confermano la particolare attenzione con cui il Santuario viene seguito.
Nel maggio del 1932, ad esempio, giunge finalmente a termine la costruzione della nuova carrozzabile di quasi undici chilometri, che in parte recupera il tracciato dell'antica "strada della Madonna" percorsa dai mulattieri per superare il valico della Crocetta e raggiungere per la Fontanabuona il parmense ed il piacentino, da sempre basi di rifornimento per il grano.
Le automobili possono così raggiungere direttamente Montallegro, precedendo d'un paio d'anni la funivia che, il 29 agosto 1934, effettuerà il suo viaggio inaugurale riducendo drasticamente a pochi minuti la distanza fra Rapallo e il suo Santuario.
Poi il secondo conflitto mondiale sconvolge ed insanguina i continenti e lascia le sue dolorose tracce anche nella nostra città.
Quando finalmente sorge l'alba della liberazione, il 6 Maggio 1945, tutti i rappresentanti delle parti politiche presenti nel C.L.N. locale aderiscono alla proposta del sindaco avv. Giovanni Maggio di inserire il monogramma della Madonna nello stemma ufficiale della città per confermarne la straordinaria costante protezione.
La decisione viene poi approvata per acclamazione in seduta solenne dall'intero Consiglio Comunale il 28 novembre 1948, presente, fra le autorità convenute, anche il Vescovo di Chiavari mons. Francesco Marchesani.
Assieme agli altri bronzi delle chiese, il campanone comunale saluta così l'inserimento nel gonfalone di Rapallo della "M" mariana fra i grifoni genovesi sormontati dalla corona turrita.
E' questo il suggello più esplicito di una indissolubile unione d'amore fra Rapallo e la Vergine bella apparsa sul Monte della Letizia.
E' la conferma d'una fedele appartenenza filiale, la memoria di un patrimonio prezioso di grazie ottenute, la promessa di un fervore che nel tempo non potrà mai languire.
 

Eventi correlati

MOSTRA "I SEGNI DELLA GUERRA - RAPALLO NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

dal 13.10.2018 al 26.01.2019
Orario: MARTEDÌ - MERCOLEDÌ - VENERDÌ 14:00-18:00 GIOVEDÌ 9:30-12:00 SABATO - DOMENICA 9:30-13:00 e 14:00-17:00

luogo: Biblioteca Internazionale Città di Rapallo - Villa Tigullio

In occasione del centenario della Prima guerra mondiale, il Comune di Rapallo dedica una mostra ....

PRESEPE VIVENTE DI S.MARIA DEL CAMPO

24.12.2018
Orario: ore 22.30

luogo: S.Maria del Campo

""La sera del 24 dicembre la processione parte dalla Cappelletta in località Ponte ....